7. Il Morso dell'IA · Dave Slane | Studio
Skip links
Tempo di Lettura: 18 minuti

Benvenuti nel settimo capitolo delle Cronache del Sottosopra Digitale, ribelli. Se state leggendo questo articolo, probabilmente fate parte di quella minoranza critica che ha smesso di guardare le luci stroboscopiche del palcoscenico tecnologico per iniziare a chiedersi cosa stia succedendo dietro le quinte, dove i cavi sono scoperti e l’aria è viziata.

L’Ascensore per l’Inferno

L’anno è il 2026, e la sbornia dell’Intelligenza Artificiale Generativa, iniziata con il botto a metà del decennio, si è trasformata in un mal di testa cronico e pulsante per l’economia globale e l’ecosistema planetario. Eppure, la narrazione ufficiale non è cambiata: dai keynote della Silicon Valley ai comunicati stampa delle agenzie governative, l’IA viene ancora venduta come una tecnologia eterea, immateriale, una “nuvola” (leggi cloud) che piove efficienza e creatività su un mondo assetato di soluzioni facili.

Questa narrazione, tuttavia, è una menzogna architettonica. La metafora del “Sottosopra”, che ha guidato la nostra “inchiesta” fin dal primo episodio sullo “slop” semantico, non è più sufficiente se intesa solo come dimensione estetica o culturale. Oggi, nel 2026, il Sottosopra è una categoria macroeconomica precisa e spietata. Esiste un Mondo di Sopra dove i CEO presentano modelli linguistici sempre più performanti (“ora con il 20% in più di empatia!”) e dagli investitori che celebrano i margini di profitto dell’automazione totale. In questo luogo luminoso, la tecnologia appare a frizione zero: chiedi e ti sarà dato, scrivi un prompt e otterrai un codice, butta giù un’idea e otterrai un’app perfetta, desidera un amico e avrai un’amante sintetica.

Ma ogni grattacielo ha le sue fondamenta, e quelle del Sottosopra Digitale affondano in un Mondo di Sotto fatto di materialità brutale. È un mondo di cavi sottomarini che tagliano gli oceani come cicatrici, di data center che evaporano falde acquifere in zone desertiche, di lavoratori precari in Bangladesh che filtrano video di decapitazioni per pochi centesimi l’ora, e di server farm che competono violentemente con l’agricoltura per l’accesso all’acqua potabile.L’episodio 7 non è un’esplorazione: è un’indagine. L’obiettivo è dimostrare, dati alla mano, che l’Intelligenza Artificiale attuale non è una tecnologia di produzione (capace di creare valore ex nihilo), ma una tecnologia di estrazione. Essa agisce come un vampiro planetario, un’architettura parassitaria che concentra ricchezza finanziaria estraendola sistematicamente da tre “commons”, tre beni comuni fondamentali: il lavoro umano (trasformato in Ghost Work), le risorse naturali (in particolare l’acqua), e l’intimità psicobiologica della specie (attraverso l’intimità sintetica e la violazione dei neuro-diritti).

In questo articolo estensivo, smonteremo pezzo per pezzo la macchina dell’hype (per chi ancora ignora questa parola traducetela come “forte interesse collettivo spesso illogico”). Analizzeremo come il concetto di “automazione” sia spesso una copertura per lo sfruttamento neocoloniale (“Fauxtomation”), come la sete dei data center stia innescando conflitti geopolitici locali e come la sorveglianza neurale stia trasformando i nostri stessi pensieri in dati biometrici da estrarre. Non è un viaggio comodo. È un tema “scomodo” perché costringe il lettore (leggi tu, io, noi e voi) a riconoscere la propria complicità in una filiera di sfruttamento che sostiene ogni nostra interazione digitale “gratuita”. Preparatevi, stiamo scendendo nel seminterrato.

Pilastro I: La Fabbrica Invisibile

La più grande astuzia del diavolo, si diceva, è far credere di non esistere. La più grande astuzia dell’industria dell’IA nel 2026 è far credere di essere autonoma. La realtà, emersa prepotentemente da studi etnografici e inchieste sindacali tra il 2024 e il 2026, è che l’IA è un’industria pesante, manuale e profondamente iniqua. Non siamo di fronte all’alba dei robot senzienti, ma al tramonto dei diritti dei lavoratori, mascherato da progresso tecnologico.

Il Mito della Fauxtomation: Astra Taylor e l’Inganno Sistemico

Per comprendere il meccanismo economico che regge il Sottosopra, dobbiamo appropriarci del termine “Fauxtomation” (falsa automazione), coniato e reso celebre dalla scrittrice e regista Astra Taylor.La fauxtomation descrive il processo che rende invisibile il lavoro umano necessario per mantenere l’illusione che le macchine e i sistemi siano più intelligenti e capaci di quanto non siano realmente. “Faux”, dal francese “falso”, indica che l’automazione non elimina il lavoro, ma lo sposta: lo sposta nello spazio (dal nord al sud del mondo), nel tempo (dal contratto a tempo indeterminato al micro-task a cottimo) e nella percezione (dal dipendente visibile al “ghost worker” nascosto dietro un’API).

Un esempio classico, citato da Taylor, è l’esperienza di ordinare cibo tramite un’app o un chiosco automatico. L’utente ha l’impressione di un processo automatizzato, “magico”, in cui l’ordine viene processato da un algoritmo. In realtà, il lavoro di inserimento dati è stato semplicemente scaricato sul cliente stesso (che diventa un lavoratore non retribuito) o su operatori remoti che gestiscono le eccezioni e gli errori del sistema. Traslando questo concetto all’IA del 2026, l’inganno diventa sistemico. Le piattaforme di intelligenza artificiale vengono vendute come entità autonome capaci di moderare contenuti, guidare veicoli o scrivere codice. In realtà, dietro ogni risposta fluida di un chatbot e ogni decisione di un veicolo a guida autonoma, c’è un esercito di esseri umani che intervengono quando la macchina fallisce e la macchina fallisce spesso.

La fauxtomation ha uno scopo duplice. Da un lato, serve al marketing: permette alle aziende di gonfiare le valutazioni azionarie promettendo margini di profitto infiniti derivanti dall’eliminazione del costo del lavoro (che in realtà viene solo nascosto, non eliminato). Dall’altro, ha una funzione politica: svaluta il lavoro umano. Se il lavoro è invisibile e attribuito alla “magia” dell’algoritmo, non deve essere pagato dignitosamente, non necessita di sindacalizzazione e non merita tutele. L’IA, in questa ottica, non è lo strumento che ci libera dalla fatica, ma lo strumento che libera il capitale dalla responsabilità verso il lavoro.

Ghostcrafting AI: L’Artigianato dell’Ombra

Se fino a pochi anni fa si parlava genericamente di “data labeling” (l’etichettatura di immagini per addestrare le reti neurali), nel 2026 la complessità dei modelli ha richiesto un’evoluzione del lavoro fantasma verso forme cognitive più elevate. Questo fenomeno è stato definito “Ghostcrafting AI” in recenti studi accademici, tra cui l’etnografia seminale di Rahman et al. (Dicembre 2025) sul lavoro di piattaforma in Bangladesh.

Il Ghostcrafting non è semplice “cliccare su semafori”. È un lavoro di artigianato invisibile che sostiene, ripara e migliora i sistemi di IA in tempo reale. I lavoratori non si limitano a nutrire la macchina; colmano le sue lacune semantiche, correggono i suoi errori logici e, letteralmente, “recitano” la parte dell’IA quando questa non è in grado di interagire in modo credibile con l’utente umano. Il termine “crafting” (artigianato) è cruciale: suggerisce che, contrariamente alla narrazione dell’automazione standardizzata, il funzionamento dell’IA dipende da un’immensa quantità di giudizio umano, improvvisazione e “saper fare” contestuale che non è codificabile.

L’Ecosistema del Ghostcrafting: Ruoli e Mansioni

L’etnografia del 2025/2026 rivela una diversificazione dei ruoli all’interno delle “fabbriche invisibili” del Sud Globale (Bangladesh, India, Filippine, Kenya) 10:

  1. I Riparatori di Codice: Con l’avvento del “Vibe Coding” (di cui parleremo a breve), migliaia di sviluppatori in India e Pakistan sono pagati per correggere silenziosamente gli snippet di codice generati male dagli LLM, affinché l’utente finale occidentale abbia l’illusione che l’IA abbia “capito le vibrazioni”.
  2. Gli Empatici Sintetici: Lavoratori nelle Filippine gestiscono o supervisionano le risposte dei chatbot terapeutici o dei “fidanzati AI” quando la conversazione tocca temi complessi o delicati che il modello non sa gestire senza rischiare danni reputazionali per l’azienda.
  3. I Moderatori del Trauma: In Kenya, i lavoratori continuano a fungere da “filtri biologici” per la tossicità del web, visionando ore di video generati da IA (text-to-video) che possono contenere allucinazioni violente o pedopornografiche, proteggendo così la psiche degli utenti del “Mondo di Sopra” al prezzo della propria salute mentale.

La caratteristica definente del Ghostcrafting è la cancellazione dell’autore. A differenza del ghostwriter letterario, che può talvolta essere un “segreto di Pulcinella”, il ghostcrafter dell’IA è vincolato da NDA (Non-Disclosure Agreements) draconiani e da interfacce piattaformiche che frammentano il suo contributo in micro-task anonimi, rendendo impossibile rivendicare qualsiasi paternità sul risultato finale. L’IA deve apparire come un monolite autonomo; ammettere l’intervento umano spezzerebbe l’incantesimo e crollerebbe la valutazione di borsa.

Il Grande Bluff del “Vibe Coding”

Per illustrare concretamente il Ghostcrafting, non c’è esempio migliore del “Vibe Coding”. Il termine, popolarizzato ironicamente da Andrej Karpathy nel febbraio 2025, descriveva una nuova era della programmazione in cui lo sviluppatore non scriveva più codice, ma forniva istruzioni in linguaggio naturale (“vibes”) all’IA, lasciando che questa gestisse l’implementazione tecnica. “Dimentica che il codice esiste”, era il motto: affidati alle vibrazioni.

Tuttavia, verso la fine del 2025 e l’inizio del 2026, la realtà ha presentato il conto. Il “Vibe Coding” puro si è rivelato un disastro ingegneristico. Il codice generato dagli LLM, se non attentamente supervisionato, è spesso insicuro, non ottimizzato, o pieno di “allucinazioni funzionali”; codice che sembra corretto ma che non esegue ciò che dovrebbe, o che introduce vulnerabilità critiche. Report di Fast Company del settembre 2025 hanno parlato di “Vibe Coding Hangover” (i postumi della sbornia da vibe coding), descrivendo team di sviluppo costretti a spendere mesi per ripulire il codice spazzatura generato dall’IA.

Qui interviene il Ghostcrafting. Per mantenere la promessa di piattaforme “low-code/no-code” potenziate dall’IA, molte aziende hanno silenziosamente integrato un layer umano nel loop. Quando un utente fa una richiesta complessa di “vibe coding”, e l’IA produce un risultato incerto, il task viene instradato (spesso all’insaputa dell’utente) a sviluppatori umani nel Sud del mondo che correggono, patchano e validano il codice in tempo reale o quasi. L’utente pensa di programmare con le “vibrazioni”; in realtà, sta usando un’interfaccia vocale per comandare un programmatore sottopagato a Dacca o Bangalore. È la fauxtomation nella sua forma più pura: la tecnologia non elimina la competenza tecnica, la rende solo invisibile e malpagata.

Identity Masking: Guerriglia e Sopravvivenza nell’Apartheid Algoritmico

I lavoratori del Sottosopra non sono ingranaggi passivi. Di fronte a un sistema che cerca di estrarli come risorse minerarie, hanno sviluppato tattiche di resistenza sofisticate. Una delle più rilevanti emerse nel 2025-2026 è l’Identity Masking (Mascheramento dell’Identità).

Gli algoritmi delle piattaforme di gig economy (come Upwork, Fiverr o le piattaforme specializzate in training AI) applicano una forma di “apartheid geografico”: le tariffe per lo stesso lavoro variano drasticamente a seconda che il lavoratore si connetta da New York o da Nairobi. Un task pagato 20 dollari a un americano può esserne pagato 2 a un keniota. Inoltre, molti task “premium” sono geobloccati, accessibili solo a IP occidentali.

Per sopravvivere, i ghost workers del Sud Globale hanno costruito un’infrastruttura clandestina di mascheramento:

  • VPN e Residential Proxy: Utilizzano servizi avanzati per instradare la connessione attraverso indirizzi IP residenziali negli USA o in UK, rendendo difficile per le piattaforme rilevare la vera posizione.
  • Affitto di Identità (Account Renting): Esiste un mercato nero dove cittadini occidentali “affittano” i propri account verificati su piattaforme di lavoro a lavoratori del Sud del mondo in cambio di una percentuale sui guadagni (spesso il 20-30%). Il lavoratore in Bangladesh lavora effettivamente, ma il sistema vede “John Smith” dall’Ohio.
  • Infrastrutture Pirata: Gli studi etnografici di Rahman (2025) descrivono interi internet café a Dacca trasformati in centri operativi per l’Identity Masking, dove si condividono “account sicuri”, si utilizzano software piratati per bypassare i controlli e si tengono corsi informali su come “fingersi occidentali” nelle chat con i clienti (uso di slang, fusi orari, riferimenti culturali).

Questa pratica non è percepita dai lavoratori come una frode, ma come una tattica di riparazione (“repair practice”) di un mercato rotto e discriminatorio. È l’unico modo per accedere a una retribuzione che rifletta il valore reale del lavoro svolto, aggirando le barriere artificiali erette dal colonialismo algoritmico.

Il Parallelo Italiano: Caporalato Digitale e Click Day 2026

Per il pubblico italiano, questa realtà apparentemente lontana trova un’eco inquietante nelle cronache locali. Il Click Day del Decreto Flussi 2025/2026 rappresenta la versione statale e burocratizzata della stessa logica di gestione disumana della forza lavoro.

Nel gennaio e febbraio 2026, il governo italiano ha aperto le procedure per l’ingresso di oltre 80.000 lavoratori extracomunitari. Il sistema del “Click Day” trasforma l’accesso al diritto al lavoro in una lotteria basata sulla latenza di rete: le quote si esauriscono in pochi minuti, e l’assegnazione non dipende dalla qualità dell’incontro domanda-offerta, ma dalla velocità di invio telematico. Esattamente come nel Ghost Work, l’essere umano viene ridotto a un pacchetto dati da processare alla massima velocità. E come nel Ghost Work, nascono intermediari opachi: agenzie e “caporali digitali” che vendono servizi di “invio rapido” o script automatizzati per battere la concorrenza sul portale del Ministero, spesso truffando i lavoratori stessi.

Inoltre, l’Italia ospita una sua forma autoctona di fauxtomation: le Click Farm. Le inchieste recenti 25 hanno svelato che dietro i “like” e le visualizzazioni che gonfiano il valore degli influencer italiani non ci sono solo bot, ma reti di persone reali, spesso disoccupati, studenti o immigrati residenti in Italia, pagati pochi centesimi per cliccare manualmente, simulare interesse e guardare video. Sono i “braccianti digitali” a chilometro zero, sfruttati nelle periferie di Napoli o Milano con la stessa logica con cui i ghost workers sono sfruttati a Manila. Il caporalato agricolo, che sfrutta le braccia nei campi di pomodori, ha trovato il suo gemello digitale nel caporalato dell’attenzione, che sfrutta i polpastrelli sugli schermi.

Pilastro II: La Sete dell’Algoritmo

Se il lavoro è il sangue che scorre nelle vene dell’IA, l’acqua è il liquido di raffreddamento che impedisce al cervello della bestia di fondersi. Nel 2026, l’impatto ambientale dell’Intelligenza Artificiale non può più essere misurato solo in CO2. La vera emergenza è idrica.

La Termodinamica del Cloud: Perché l’IA Beve?

I data center che ospitano i modelli di IA sono strutture immense piene di server (GPU e TPU) che operano 24/7 eseguendo calcoli matriciali complessi. Questi processi generano una quantità enorme di calore. Per mantenere la temperatura operativa e prevenire guasti hardware, i server devono essere raffreddati. Sebbene esistano tecniche di raffreddamento ad aria, il metodo più efficiente dal punto di vista energetico (e quindi economico per le Big Tech) è il raffreddamento evaporativo tramite torri di raffreddamento. Questo processo utilizza l’evaporazione dell’acqua per rimuovere il calore: l’acqua assorbe l’energia termica e si disperde nell’atmosfera come vapore. Quest’acqua è persa per il bacino idrico locale. Inoltre, per evitare incrostazioni, corrosione e proliferazione batterica (come la legionella) nei delicati circuiti di raffreddamento, l’acqua utilizzata deve essere acqua dolce, pulita e spesso potabile o trattata, competendo direttamente con l’uso civile e agricolo.

I Dati della Sete: La Bottiglietta da 500ml e oltre

Lo studio fondamentale “Making AI Less Thirsty” (Ren et al., pubblicato inizialmente nel 2023 e aggiornato con dati 2025) ha fornito al mondo una metrica scioccante e tangibile: 500ml per conversazione. Secondo i calcoli dei ricercatori, una conversazione media con un modello tipo GPT-3 o GPT-4 (composta da circa 20-50 scambi di domande e risposte) comporta il consumo (“consumo” inteso come evaporazione, non solo prelievo) di circa mezzo litro d’acqua. È fondamentale distinguere, come sottolineano i report tecnici 34, tra:

  • Prelievo (Withdrawal): L’acqua tolta dalla fonte (fiume, falda). Parte di questa può essere restituita.
  • Consumo (Consumption): L’acqua che viene evaporata o incorporata nel prodotto e non torna alla fonte nel breve periodo. Il dato dei 500ml si riferisce al consumo.

Se mezza bottiglietta sembra poco, moltiplicatela per i miliardi di interazioni giornaliere che avvengono nel 2026. Si ottiene un fiume virtuale che scompare nel nulla. Ma il costo maggiore è nell’addestramento. Il training di un singolo modello LLM di grandi dimensioni (come GPT-3, ormai obsoleto rispetto ai giganti del 2026) ha consumato direttamente 700.000 litri di acqua dolce. Per i modelli di frontiera del 2026, addestrati su dataset multimodali immensi, le stime sono ordini di grandezza superiori, sebbene le aziende abbiano eretto un muro di segretezza attorno ai dati esatti. Inoltre, c’è un secondo ambito: l’acqua consumata indirettamente per generare l’elettricità che alimenta i data center. Le centrali termoelettriche e idroelettriche consumano enormi quantità d’acqua. Se si include anche questo costo indiretto, l’impronta idrica dell’IA triplica o quadruplica.

Le proiezioni sono apocalittiche: si stima che entro il 2027, la domanda globale di acqua per l’IA raggiungerà i 4,2 – 6,6 miliardi di metri cubi. Per dare una scala, questa cifra è superiore al prelievo idrico totale annuo di una nazione come la Danimarca o a metà di quello del Regno Unito. L’industria dell’IA sta diventando una nazione idrovora che compete con gli stati reali per la risorsa più preziosa del secolo.

Conflitti Locali: La Guerra dell’Acqua in Lombardia e nel Mondo

L’acqua è una risorsa locale. Non si può trasportare facilmente come i dati. L’impatto dell’IA, quindi, non è distribuito uniformemente, ma colpisce violentemente specifici territori. Le Big Tech tendono a costruire data center in aree dove l’energia (spesso solare) costa poco e il terreno è disponibile. Spesso queste sono zone aride o semi-aride: Arizona, Texas, Spagna centrale, Cile. Qui, i data center entrano in competizione diretta con l’agricoltura e le comunità locali. In Uruguay e negli USA occidentali si sono già verificate proteste popolari contro Google e Microsoft per l’accaparramento delle falde acquifere.

E in Italia? L’Italia, e in particolare la Lombardia (l’area metropolitana di Milano), è diventata il principale hub sud-europeo per i data center grazie alla sua posizione strategica di interconnessione. Tuttavia, la Pianura Padana sta affrontando crisi idriche ricorrenti e siccità estive sempre più severe. Nel dicembre 2025, le richieste di connessione alla rete elettrica per nuovi data center in Italia hanno raggiunto i 6,9 GW, più del doppio dell’anno precedente. Questo boom infrastrutturale pone un problema politico enorme: destinare milioni di metri cubi d’acqua al raffreddamento dei server per l’IA significa sottrarli all’irrigazione dei campi o agli usi civili nei mesi caldi. Il conflitto è già latente. La Regione Lombardia ha approvato nel 2025 leggi per regolare l’insediamento dei data center, cercando di indirizzarli verso aree dismesse e imponendo l’uso di acque reflue o il teleriscaldamento, ma la pressione delle multinazionali è immensa. È una guerra silenziosa tra il mais e i modelli linguistici, combattuta a colpi di concessioni idriche.

Il Greenwashing dell’Acqua Positiva

Di fronte alle critiche, le Big Tech (Microsoft, Google, Meta) hanno lanciato ambiziosi programmi per diventare “Water Positive” entro il 2030, promettendo di “restituire” (replenish) più acqua di quella che consumano. Tuttavia, un’analisi attenta rivela che molte di queste iniziative sono esercizi di contabilità creativa o greenwashing.

  1. Dislocazione: Restituire acqua finanziando un progetto di riforestazione in Brasile non aiuta la comunità in Arizona o a Milano che ha visto prosciugare la propria falda locale. L’acqua non è fungibile globalmente come la CO2.
  2. Metriche Parziali: Il parametro standard del settore, il WUE (Water Usage Effectiveness), misura solo l’efficienza in loco (litri per kWh). Non tiene conto dell’acqua “virtuale” incorporata nell’elettricità (secondo ambito detto sopra) né di quella nella catena di fornitura dei chip (terzo ambito). Un data center può avere un ottimo WUE ma consumare comunque quantità assolute di acqua insostenibili per il territorio ospitante.
  3. Opacità: Come denunciato dal report del governo britannico e da vari ricercatori, i dati precisi sui consumi idrici dei singoli data center sono spesso coperti da segreto commerciale (“unnoticed”), rendendo impossibile per le amministrazioni locali pianificare correttamente la gestione delle risorse.

Pilastro III: Vampirismo Emotivo e Neurale

Dopo aver colonizzato il lavoro e le risorse naturali, il vampiro algoritmico si rivolge all’ultima risorsa non ancora pienamente sfruttata: l’essere umano nella sua intimità biologica e psicologica.

Synthetic Intimacy: La Solitudine come Modello di Business

Il Rapporto CISF 2025 sulla famiglia in Italia ha dipinto un quadro desolante: un paese frammentato, invecchiato e profondamente solo, dove il 57% delle persone vede il futuro con pessimismo. In questo vuoto esistenziale si è riversata l’industria della Synthetic Intimacy (Intimità Sintetica). Piattaforme come Replika, Character.ai e le loro evoluzioni del 2026 fatturano globalmente circa 20 milioni di dollari al giorno, vendendo surrogati di relazioni umane.

Il prodotto non è il sesso (o non solo), ma la “validazione incondizionata”. L’IA offre una relazione frictionless (senza attrito). Il partner sintetico non ha mai mal di testa, non è mai stanco, non giudica, non ha pretese e risponde sempre in modo perfettamente calibrato per massimizzare il rilascio di dopamina dell’utente. Questo crea un effetto di “stimolo supernormale” che rende le relazioni umane reali, fatte di compromessi, odori, noia e conflitti, biologicamente meno appaganti. L’articolo “Bankrupting the Heart” (2026) 43 documenta come questa dinamica stia portando a una vera e propria crisi di salute pubblica: i centri per le dipendenze registrano un aumento del 66% degli accessi legati alla dipendenza da relazioni parasociali e sintetiche.

Atrofia delle Competenze Sociali

La conseguenza a lungo termine è l’Atrofia delle Competenze Sociali (Social Skills Atrophy). Specialmente tra gli adolescenti, l’uso massiccio di compagni AI sta erodendo la capacità di gestire il conflitto e la negoziazione. Se l’unica “persona” con cui parli ti dà sempre ragione, disimpari l’arte della diplomazia, dell’empatia reale (che richiede lo sforzo di capire l’altro, non solo di essere capiti) e della resilienza emotiva. L’utente si rinchiude in un “giardino murato” dove è un imperatore solitario, servito da schiavi digitali che simulano amore. È la fine della società come luogo di incontro tra differenze.

Digital Afterlife e Platform Temporality

L’estrazione continua anche dopo la morte. L’industria del Digital Afterlife permette di creare avatar dei defunti addestrando l’IA sui loro messaggi WhatsApp e email. Questo servizio introduce il concetto terrificante di “Platform Temporality”: l’immortalità è legata alla durata dell’abbonamento o alla vita della startup. Cosa succede se la carta di credito scade? L’avatar della nonna viene “spento”. I sopravvissuti rischiano un “secondo lutto”, questa volta causato da un errore 404 o da una bancarotta aziendale. Inoltre, studi psicologici suggeriscono che questi simulacri impediscono il distacco necessario per elaborare il lutto (letting go), mantenendo i vivi in uno stato di “continuing bonds” patologico e commercialmente mediato.

Neuro-diritti: La Mente come Miniera Dati

La frontiera finale è il cervello stesso. La diffusione di dispositivi wearable (cuffie, auricolari, occhiali smart) dotati di sensori neurali (EEG, EMG) ha reso possibile la raccolta di “dati neurali” su larga scala, fuori dall’ambito medico. Questi dispositivi non misurano solo i passi, ma l’attività cerebrale. Possono inferire stati di attenzione, picchi emotivi, stanchezza cognitiva e persino reazioni inconsce a stimoli visivi. Nel mondo del lavoro, questo apre le porte alla Sorveglianza Neurale (Neuro-surveillance). Le aziende possono monitorare non solo cosa fa il dipendente, ma come si sente mentre lo fa, o quanto è concentrato. Il sogno del taylorismo digitale è completo: l’ottimizzazione non dei movimenti, ma dei neuroni.

La reazione politica è il movimento per i Neuro-diritti. Il Cile è stato pioniere, modificando la costituzione per proteggere l’integrità mentale. Negli USA, il Colorado (con la legge HB24-1058) e la California (con leggi attive dal 2025/2026) hanno incluso i “dati neurali” nella categoria dei dati sensibili, garantendo protezioni simili a quelle del DNA. A livello federale, il MIND Act (Management of Individuals’ Neural Data Act) cerca di estendere queste tutele, imponendo alla FTC di regolare l’uso dei dati cerebrali e vietando alle agenzie federali di usare neurotecnologie che violino la privacy mentale. La posta in gioco è la “Sovranità Cognitiva”: il diritto di essere gli unici proprietari dei propri processi mentali, al riparo da un’estrazione che vorrebbe trasformare anche l’ultimo rifugio della coscienza in asset comportamentale.

Non Sei l’Utente, Sei la Miniera

L’analisi di questo settimo episodio delle Cronache del Sottosopra Digitale ci porta a una conclusione ineludibile. La vecchia massima del web 2.0 “Se è gratis, il prodotto sei tu” è ormai un eufemismo nostalgico. Nel 2026, nel regime del Colonialismo Algoritmico, tu non sei il prodotto. Tu sei la Miniera.

Ogni volta che interagiamo con l’IA, partecipiamo a un processo di estrazione su tre livelli:

  1. Estrazione Fisica: Sottraiamo acqua potabile alle comunità locali (Lombardia, Arizona) per raffreddare i server.
  2. Estrazione Sociale: Sottraiamo dignità al lavoro, rendendo invisibili e precari milioni di ghost workers (Ghostcrafting) che sostengono l’illusione della macchina magica.
  3. Estrazione Esistenziale: Sottraiamo a noi stessi la capacità di relazionarci con l’altro (Intimità Sintetica) e cediamo la sovranità sui nostri stati mentali (Neuro-dati).

Il “Mondo di Sopra”, con la sua estetica pulita e le sue promesse di efficienza, è un’allucinazione costosa mantenuta a spese del “Mondo di Sotto”.

Ma la consapevolezza è il primo passo per l’uscita dal Sottosopra. Non si tratta di distruggere le macchine (luddismo), ma di politicizzarle.

La resistenza richiede tre azioni concrete:

  • Trasparenza Radicale: Esigere una “Etichetta Nutrizionale dell’IA” che dichiari il costo idrico e umano di ogni modello. Vogliamo sapere quanta acqua è evaporata e quanto è stato pagato il lavoratore in Kenya per quella risposta di ChatGPT.
  • Sovranità Cognitiva: Supportare leggi come il MIND Act e i Neuro-diritti, rifiutando dispositivi che “commodificano” l’attività cerebrale.
  • Ecologia dell’Intimità: Rifiutare i surrogati affettivi. Praticare relazioni ad “alto attrito”. Abbracciare la difficoltà dell’altro come prova della sua realtà.

La porta dello sfruttamento si apre con il consenso; chiuderla è il primo atto consapevole di un ribelle digitale.

Fonti:

1. Artificial Intelligence Colonialism: Environmental Damage, Labor Exploitation, and Human Rights Crises in the Global South – Project MUSE, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://muse.jhu.edu/article/950958

2. Fauxtomation – Sketchplanations, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://sketchplanations.com/fauxtomation

3. The faux-bot revolution. Automation is mostly a charade — a ploy… | by The RSA | Field Guide to the Future of Work | Medium, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://medium.com/field-guide-to-the-future-of-work/the-faux-bot-revolution-ebf25481d48d

4. The Automation Charade – Logic Magazine, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://logicmag.io/failure/the-automation-charade/

5. How AI is about to change your job – and not for the better – BBC Science Focus Magazine, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.sciencefocus.com/news/ai-job-change

6. Ghostcrafting AI: Hidden Labor in AI – Emergent Mind, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.emergentmind.com/topics/ghostcrafting-ai

7. Ghostcrafting AI: Under the Rug of Platform Labor – arXiv, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.arxiv.org/pdf/2512.21649

8. Ghostcrafting AI: Under the Rug of Platform Labor – ResearchGate, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.researchgate.net/publication/399134797_Ghostcrafting_AI_Under_the_Rug_of_Platform_Labor

9. Reimagining the future of data and AI labor in the Global South – Brookings Institution, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.brookings.edu/articles/reimagining-the-future-of-data-and-ai-labor-in-the-global-south/

10. Ghosts in the Machine: The Hidden Human Workers Behind AI | by Travis Gilly – Medium, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://medium.com/@tgil212121/ghosts-in-the-machine-the-hidden-human-workers-behind-ai-d8f79d455076

11. Ghost Workers in the AI Machine – CWA-Union.org, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://cwa-union.org/ghost-workers-ai-machine

12. What is vibe coding? | AI coding – Cloudflare, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.cloudflare.com/learning/ai/ai-vibe-coding/

13. What is the exact definition of “vibe coding”? : r/ClaudeAI – Reddit, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.reddit.com/r/ClaudeAI/comments/1j6z4ft/what_is_the_exact_definition_of_vibe_coding/

14. Vibe coding – Wikipedia, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://en.wikipedia.org/wiki/Vibe_coding

15. Breaking the Spell of Vibe Coding – Fast.ai, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.fast.ai/posts/2026-01-28-dark-flow/

16. Why Vibe Coding Fails: Skilled AI Development vs Prompting – Kyle Redelinghuys, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.ksred.com/the-vibe-coding-paradox-why-you-need-to-be-a-better-developer-not-worse/

17. The urgent need for regulating global ghost work – Brookings Institution, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.brookings.edu/articles/the-urgent-need-for-regulating-global-ghost-work/

18. Understanding DPRK IT Worker Activity – Conversations and Insights – Ketman, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.ketman.org/understanding-dprk-it-workers-conversations-and-insight.html

19. (PDF) Fair compensation of crowdsourcing work: the problem of flat rates – ResearchGate, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.researchgate.net/publication/365811828_Fair_compensation_of_crowdsourcing_work_the_problem_of_flat_rates

20. Click day Decreto Flussi, Capobianco: “Burocrazia digitale blocca economia reale”, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.conflavoro.it/click-day-burocrazia-digitale/

21. Click day, le speranze dei lavoratori stranieri su una giostra – Vita.it, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.vita.it/click-day-le-speranze-dei-lavoratori-stranieri-su-una-giostra/

22. DECRETO FLUSSI – ANCORA CLICK DAY CON PROBLEMI. QUALE SOLUZIONE?, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.youtube.com/watch?v=gV0GV0IccQA

23. Speciale decreto flussi 2025, ancora inflazione di domande. La UIL: “va superato”, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.uil.it/documents/Focus_Anno_XXIII_2.pdf

24. Click farm: cos’è, come si fa, funziona veramente – Inside Marketing, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.insidemarketing.it/glossario/definizione/click-farm/

25. L’enigma del valore. Il digital Labour e la nuova rivoluzione tecnologica – AIR Unimi, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://air.unimi.it/retrieve/dfa8b9a2-88be-748b-e053-3a05fe0a3a96/Lenigma-del-valore_Effimera_ebook-3.pdf

26. Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato 2020 – 2022 – Regione Puglia, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.regione.puglia.it/documents/9296460/9425316/Piano+Triennale+nazionale+di+contrasto+al+caporalato.pdf/8cb94adf-59a9-a08b-158d-7b33831cf24a?t=1744291279947

27. Convegno su caporalato: Mininni, sulla PAC controlli insufficienti – FLAI-CGIL, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.flai.it/primo-piano/convegno-nuove-frontiere-caporalato-mininni-pac-controlli-insufficienti/

28. Making AI Less ‘Thirsty’: Uncovering and Addressing the Secret Water Footprint of AI Models – arXiv, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://arxiv.org/pdf/2304.03271

29. The Often Overlooked Water Footprint of AI Models | by Julia Barnett, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://generative-ai-newsroom.com/the-often-overlooked-water-footprint-of-ai-models-46991e3094b6

30. What Is Water Usage Effectiveness (WUE) in Data Centers? – The Equinix Blog, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://blog.equinix.com/blog/2024/11/13/what-is-water-usage-effectiveness-wue-in-data-centers/

31. Making AI less ‘thirsty’ – Digital Watch Observatory, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://dig.watch/updates/making-ai-less-thirsty

32. Talking to ChatGPT costs 5ml of water, not 500ml, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.seangoedecke.com/water-impact-of-ai/

33. How much water does AI consume? The public deserves to know – OECD.AI, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://oecd.ai/en/wonk/how-much-water-does-ai-consume

34. Circular water solutions key to sustainable data centres – The World Economic Forum, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.weforum.org/stories/2024/11/circular-water-solutions-sustainable-data-centres/

35. [2304.03271] Making AI Less “Thirsty”: Uncovering and Addressing the Secret Water Footprint of AI Models – arXiv, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://arxiv.org/abs/2304.03271

36. Data Centers and Water Consumption | Article | EESI, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.eesi.org/articles/view/data-centers-and-water-consumption

37. REGIONE LOMBARDIA: APPROVATO IL PROGETTO DI LEGGE IN MATERIA DI INSEDIAMENTO DI DATA CENTER – BLV – Belvedere & Partners, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.belvedere-blv.com/materiali-e-contributi/regione-lombardia-approvato-il-progetto-di-legge-in-materia-di-insediamento-di-data-center/

38. L’Italia accelera sul digitale, ok a 14 data center: le opportunità (e soprattutto) i rischi da non sottovalutare – Capitalist, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://capitalist.it/italia-accelera-digitale-data-center/

39. In Italia sono stati richiesti 69 GW di nuovi data center per l’Intelligenza Artificiale. Sono il doppio del 2024 | L’analisi – Osservatorio Riparte l’Italia, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.ripartelitalia.it/in-italia-sono-stati-richiesti-69-gw-di-nuovi-data-center-per-lintelligenza-artificiale-sono-il-doppio-del-2024-lanalisi/

40. Ansia, rinunce e solitudine: famiglie italiane più fragili. Il 60% soffre di stress, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.quotidiano.net/economia/stress-famiglie-italiane-hfyjiyqi

41. CISF Family Report ’25: nel 2024 il 60% della popolazione ha sofferto di ansia e stress, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.gruppoeditorialesanpaolo.it/area-stampa/2025/le-famiglie-italiane-e-il-benessere-psicologico-nel-2024-il-60-della-popolazione-ha-sofferto-di-ansia-e-stress

42. Our Blog | Prescott House, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.prescotthouse.com/blog

43. The Tyranny of Artificial Companionship | Psychology Today, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.psychologytoday.com/us/blog/understanding-suicide/202510/the-tyranny-of-artificial-companionship

44. Exploring Change in Social Connection – Policy Horizons Canada, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://horizons.service.canada.ca/en/2023/02/22/exploring-change-in-social-connection/

45. Full article: Digital afterlife leaders: professionalisation as a social innovation in the digital afterlife industry – Taylor & Francis, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/13576275.2025.2449896

46. Professionalization as a Social Innovation in the Digital Afterlife Industry – University of Cambridge, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.repository.cam.ac.uk/bitstreams/6e958057-0e88-40c4-b20e-a37ca7c0fac3/download

47. International Journal of Communication, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://ijoc.org/index.php/ijoc/article/download/23187/4637/83670

48. Neural Data Privacy Regulation: What Laws Exist and What Is Anticipated? | Advisories, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.arnoldporter.com/en/perspectives/advisories/2025/07/neural-data-privacy-regulation

49. States Pass Privacy Laws To Protect Brain Data Collected by Devices – KFF Health News, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://kffhealthnews.org/news/article/colorado-california-montana-states-neural-data-privacy-laws-neurorights/

50. Neurotechnology Privacy: Safeguarding the Next Frontier of Data | TrustArc, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://trustarc.com/resource/neurotechnology-privacy-safeguarding-the-next-frontier-of-data/

51. Neurosurveillance in the workplace: do employers have the right to monitor employees’ minds? – Frontiers, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.frontiersin.org/journals/human-dynamics/articles/10.3389/fhumd.2023.1245619/full

52. States pass privacy laws to protect brain data collected by devices – CBS News, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.cbsnews.com/news/state-privacy-laws-brain-data-devices/

53. Neurorights Foundation | Human Rights Advocacy – Perseus Strategies, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://perseus-strategies.com/neurorights-foundation/

54. Unlocking the MIND Act: The Senate To Take on the Challenge of Neurotechnology, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.alstonprivacy.com/unlocking-the-mind-act-the-senate-to-take-on-the-challenge-of-neurotechnology/

55. U.S. Senators Propose “MIND Act” to Study and Recommend National Standards for Protecting Consumers’ Neural Data, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://www.dwt.com/blogs/privacy–security-law-blog/2025/10/senate-mind-act-neural-data-ftc-regulation

56. Data Workers in AI: A New Frontier of Labour Exploitation in the Global South | by Qhala, accesso eseguito il giorno gennaio 31, 2026, https://qhalahq.medium.com/data-workers-in-ai-a-new-frontier-of-labour-exploitation-in-the-global-south-362e22eae01b

Leave a comment

1 × 5 =

Cerca nel Blog

Search

Articoli Recenti

ep.6 Il Morso dell'IA
Esplora
Trascina